Regia

REGIA

 

NELLA CONDORELLI

 

Giornalista professionista, documentarista, è nata a Catania, vive e lavora tra Roma e la Sicilia. Si dedica da anni al documentario sociale e storico, privilegiando la narrazione della storia invisibile dalla parte dei movimenti, dei popoli, delle donne. Laureata in Lettere, specializzata in storia e civiltà del mondo arabo e musulmano, ha iniziato giovanissima ad interessarsi di occidente e di islam. Nel 1979 ha coperto la rivoluzione iraniana, e' stata l'unica donna ammessa sull'aereo che da Parigi ha riportato a Teheran l'ayatollah Khomeini. E' Premio Nazionale Cronista per i suoi reportages dal Sud Mediterraneo, e Premio Città di Sasso Marconi intestato a Enzo Biagi per l'innovazione del linguaggio narrativo. In 1893.L'inchiesta la sua formazione professionale di cronista sviluppa un inedito duetto con il collega Adolfo Rossi, parabola simbolica dell’intera narrazione. Firma soggetto, sceneggiatura e regia.

 

 

 

 

 

 

NOTE DI REGIA

 

1893.L'inchiesta ricostruisce una vicenda mai narrata sul grande schermo, i Fasci dei Lavoratori nella Sicilia fine Ottocento. Il cinema, tranne Il giorno di San Sebastiano di Pasquale Scimeca che però tratta solo i fatti di Caltavuturo, non si è mai interessato al movimento. Ho voluto rompere il silenzio che da 120 anni oscura questa vicenda di lotte sociali e senza dubbio, a monte, c'è la mia esigenza di indagare la storia della Sicilia, la mia terra, per rovesciare molti luoghi comuni, il primo in assoluto quello che vuole siciliani e siciliane sempre a testa china.

 

L'inchiesta di Adolfo Rossi, il documento alla base del mio lavoro, ci racconta di un movimento diffuso su tutto il territorio isolano, unito e organizzato contro la schiavitù nel latifondo, il controllo mafioso nei feudi e nei municipi. Il primo dell'Italia unita, a trent'anni dallo sbarco dei Mille. Scomodo al tempo per il Regno d'Italia, lo sarà per tutto il Novecento sino ad oggi, vista la tenacia con cui si continua a cancellarlo dalla storia.

Quando per caso ho rintracciato e letto l'inchiesta di Adolfo Rossi, pubblicata a Milano nel 1894 con il titolo “L'agitazione in Sicilia. Inchiesta sui Fasci dei Lavoratori”, sono rimasta stupefatta per due ragioni, la prima: non sapevo nulla delle vicende che vi sono descritte, la seconda: il linguaggio e lo stile narrativo. Rossi è uno con la schiena dritta, un giornalista che non si fa azzittire dal potere, va controcorrente rispetto al pensiero politico dominante, alla stampa complice che chiede la fine dei Fasci "cospiratori" e "briganti"; scende in Sicilia e dà voce ai contadini, uomini e donne, agli zolfatari, ai braccianti, jurnatari, ai carusi delle miniere, raccoglie e riporta le loro ragioni, incalza anche baroni e latifondisti, commissari, prefetti e delegati di pubblica sicurezza, indaga sull'atteggiamento della curia e ci riporta l'inattesa pastorale del vescovo di Caltanissetta “ai padroni, ai capitalisti, ai proprietari dei feudi e delle miniere, ai gabelloti… è loro principalissimo dovere non tenere gli operai in conto di schiavi, dare a ciascuno la giusta mercede...”.

Così dimostra le responsabilità di chi fa del potere uno strumento di interesse personale, al servizio degli interessi di una casta. Nell'Italia del suo tempo che diventa capitalista, i grandi latifondisti del sud, proprietari delle campagne e del sottosuolo.

 

Mi sono subito resa conto delle difficoltà di una trasposizione cinematografica, non volevo fare un film storico sovrapponendo la mia voce o il commento di “esperti” a quella di Adolfo Rossi perchè non c'è niente da aggiungere alle sue corrispondenze, sono una testimonianza diretta.

La fase della ricerca mi ha preso molto tempo, c'era l'esigenza di inquadrare il contesto in cui si sono mossi i Fasci. Ho approfondito l'Italia e l'Europa del tempo, in un fine secolo oppresso dalla prima crisi economica e finanziaria legata al nascente capitalismo e ai nuovi mercati, con la miseria e la disoccupazione, la prima coscienza popolare dello sfruttamento del lavoro, gli scandali politici e parlamentari del Regno, la deriva autoritaria del governo Crispi, le guerre d'Africa...

Sono stata letteralmente catapultata in una realtà siciliana e nazionale dimenticata, di cui non si parla, mentre sarebbe utilissimo indagarla anche per le piste di riflessione che apre su tante questioni di oggi.

Posso dire che è stato il film a venirmi incontro. L'inchiesta di Rossi si è fatta voce narrante, la cinepresa ha rifatto il suo viaggio a dorso di mulo sulle trazzere spettacolari del centro dell'isola, tra paesi di pietra. Paesaggi sconosciuti si mescolano al patrimonio documentale, illustrazioni animate, canti, brani letterari, cartoline, lettere, foto...Sguardi di contadine e contadini curvi sulla terra aspra, bambini laceri nel buio di stamberghe in forma di case, fanciulli rachitici e macilenti nel fondo dei pozzi delle zolfare, vite affamate, dure, misere oltre ogni dire, schiave di un sistema sociale basato sul dominio di pochi... C'è dolore e fatica, nessuna compassione, nessuna favola. Così la delusione per le promesse mancate del nuovo regno. Così la fede nei Fasci, le assemblee, i cortei, gli scioperi...

Inevitabile, la seconda inchiesta che nel film corre parallela a quella di Rossi: ricostruisce il tempo dei Fasci, la nascita e la fine del movimento, si interroga sulle ragioni della loro rimozione dalla Storia nazionale, e sulle conseguenze di questa rimozione per la Sicilia e per il Novecento italiano. Il viaggio si fa interiore e ci interroga dentro, scardinando certezze a chi vuole ascoltare, il tempo di ieri, il tempo di oggi, la memoria, l'azione.

 

L'inchiesta di Adolfo Rossi termina nel novembre 1893, un mese prima delle grandi stragi che metteranno fine al movimento siciliano con la proclamazione dello stato d'assedio, l'abolizione della libertà di stampa e di associazione, i processi, la cancellazione del diritto di voto per centinaia di migliaia di siciliani, soci o simpatizzanti.

La mia inchiesta si ferma alla cronaca del processo ai capi dei Fasci, che si aprì a Palermo il 7 aprile 1894. Misono stati utili il saggio di Rino Messina, magistrato militare palermitano, che ha ricostruito l'intero dibattimento - il primo in cui ad essere processati non furono reati ma opinioni -, con i documenti originali archiviati presso il tribunale di Palermo, e i testi di Giuseppe Oddo, storico del movimento contadino siciliano. Ma anche libri ormai introvabil, che ho rintracciato con l'aiuto di amici collezionisti in giro per l'Italia, come il prezioso "Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause" di Napoleone Colajanni, edizione 1896, che ci lascia una cronaca ed un'analisi a trecentosessanta gradi sulla condizione e i sentimenti dei contadini a trent'anni dall'unità d'Italia, e del dibattito parlamentare che accompagnò la decisione di Crispi di decretare in Sicilia, e poi in Lunigiana, lo stato d'assedio.

Spero che il documentario circoli anche nelle scuole, e sia utilizzato dagli insegnanti come un utile strumento per colmare i vuoti e approfondire la storia nazionale e europea.

 

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